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La CGIL ha trovato la soluzione alla crisi economica del Paese.
E’ il titolo di un pamphlet satirico scritto, nel 1729, da Jonathan Swift: il famoso autore dei Viaggi di Gulliver. Swift ironizza sul cinismo dei proprietari terrieri irlandesi, che costringono alla fame le famiglie dei loro dipendenti: “Queste madri, invece di avere la possibilità di lavorare e di guadagnarsi onestamente da vivere, sono costrette a passare tutto il loro tempo, andando in giro ad elemosinare il pane per i loro infelici bambini, i quali, una volta cresciuti, diventano ladri per mancanza di lavoro o lasciano il loro amato Paese natio per andarsene a combattere per il pretendente al trono di Spagna o per offrirsi in vendita ai Barbados”. Per risolvere questi problemi Swift fece “Una modesta proposta”: allevare 100.000 bambini fino ad un anno di età e venderli ai ricchi proprietari irlandesi ed inglesi che li avrebbero cucinati al posto delle bestie d’ allevamento. La proposta avrebbe avuto il vantaggio di impedire i numerosi aborti procurati dalle mamme che avevano l’ orribile abitudine di uccidere i loro bambini bastardi e avrebbe risolto l’ economia del Paese perché sarebbe cresciuta l’ esportazione di carne all’ estero e si sarebbe ottenuto un notevole risparmio di spesa per alimentare e vestire tutti quei bimbi che comunque erano destinati a morire di fame.La grave crisi economica dei giorni nostri, ci impone di aguzzare l’ ingegno, vincendo ogni pregiudizio morale e politico, per escogitare un’ idea, una proposta, che ci aiuti a venirne fuori nel miglior modo possibile.I nostri negozianti si lamentano perché si vende poco; le fabbriche sono piene di merce invenduta e le banche non finanziano le aziende per pagare i fornitori; i lavoratori dipendenti, pagati con un euro che vale ancora 2000 lire, non hanno i soldi per comprare le merci vendute con un euro che vale 1000 lire. Si potrebbero aumentare gli stipendi? Impossibile. Aumenterebbe il costo di produzione delle merci e di conseguenza i prezzi di vendita; i prezzi più alti farebbero crollare le esportazioni con conseguente chiusura delle fabbriche e aumento dei disoccupati. Si potrebbero ridurre le imposte sugli stipendi per favorire i consumi e rilanciare l’economia? Bella idea! Peccato che con i conti pubblici dissestati, un indebitamento di un solo punto rispetto al pil costa allo Stato circa 15 miliardi di euro di interessi passivi. Aumentare le tasse? Neanche a parlarne. Ci sarebbe una ulteriore contrazione dei consumi con conseguente aumento della disoccupazione. E allora che fare? Alla domanda che Lenin fece nel 1902 rispondono i suoi eredi della CGIL con una apprezzabile “modesta proposta”: Indire uno sciopero generale.Lo sciopero generale produce un vantaggio immediato: Alleggerisce il bilancio delle aziende che potranno decurtare dalla busta paga del dipendente il costo delle ore non lavorate più gli oneri accessori. Un vantaggio che si riflette anche nella riduzione dell’ esposizione con le banche e Dio solo sa quanto ce n’è bisogno in questo momento.A fronte del mancato incasso delle ritenute fiscali, lo Stato riceve un enorme sollievo perché non paga lo stipendio a 3.500.000 dipendenti, un risparmio che consentirebbe di portare la social card da 40 euro a 100.Avendo la giornata libera, i lavoratori dipendenti potrebbero andare a fare gli acquisti di Natale, rendendo felici i negozianti e le aziende che svuoterebbero i magazzini e avrebbero i quattrini per pagare i fornitori.Comunque lo si esamini, lo sciopero generale produce solo vantaggi; dobbiamo quindi essere grati ad Epifani per aver pensato questa “modesta proposta” che, se ripetuta per almeno una settimana, consentirebbe all’ Italia di uscire definitivamente dalla crisi economica. Angelo Scalese |