| Dimissioni da Segretario Provinciale |
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per confluire nel PDL
La vecchia CDL è morta per unanime dichiarazione di tutti e l’ on.le Berlusconi decide di semplificare il quadro politico creando il PDL e invitando i partiti del centro destra a costruire insieme un nuovo soggetto politico unitario. L’ on.le Casini non aderisce al progetto perché il partito unico non nasce dal basso ma da una operazione di vertice dalla quale, tra l’altro, sembra sia stato escluso. L’UDC, pur non trovandosi nella situazione della sinistra arcobaleno di avere un programma totalmente diverso dal PD, si trova in antitesi con un PDL che accentua la dimensione bipolare del quadro politico a danno di quella convergenza verso il centro che il tanto agognato modello tedesco avrebbe garantito per dar vita ad un modello bipolare non aggressivo e non sottoposto al ricatto dei partiti estremi. Berlusconi e Veltroni stanno tentando di dimostrare che è possibile rendere civile il confronto politico attraverso una modifica dei comportamenti e non delle leggi. L’UDC, alla quale viene rifiutato l’apparentamento, ritiene di dover correre da sola per rappresentare quel mondo cattolico che, tradito dalla sinistra, sente sempre più la necessità di avere un proprio partito di riferimento (supposto che riesca a sentirsi rappresentato da Cuffaro) e per occupare quello spazio politico che si è creato al centro per effetto della sua mancata adesione al PDL. L’ on.le Casini, scartata l’ipotesi di aderire al partito unico, si attiva per recuperare Tabacci e Baccini, nella speranza di raggiungere al Senato quell’ 8% che gli consentirebbe di conquistare dei seggi al Senato. Non sarà costato poco all’ on.le Casini dover andare da Tabacci e dirgli: “Caro Bruno, devo riconoscere che ancora una volta avevi ragione tu quando dicevi che il partito così com’è è finito. E pensare che mi avevi avvisato, nella direzione del 17 dicembre, che stavo sbagliando tutto e che mi sarei pentito di non aver sciolto il partito per fondare la “cosa bianca”, quando tu mi dicevi di dar retta a te che sei il grillo parlante che ha sempre visto lontano, a te che sei l’ apripista, l’ Ingemar Stenmark della politica. Ma io, ingrato, come Pinocchio, ti ho colpito con una martellata e ti ho costretto ad andartene. Scusami Bruno, torna con me”. Altro che orgoglio di partito! Casini si è dovuto vendere anche l’orgoglio personale! Confondere l’UDC nel PDL no. Nella “rosa bianca” invece si? E per fare cosa? Qual è il risultato che si vuole conseguire? Dimostrare a Berlusconi che ha sbagliato e dare all’ Italia un altro governo debole, incapace di decidere perché l’UDC riesce nell’impresa di far prendere il premio di maggioranza al Senato a Veltroni in tante Regioni? Allora non valeva la pena di cambiare la legge elettorale e poi andare al voto? A cosa servirà il voto dell’UDC? A dare forza alla sinistra più estrema che, grazie all’ UDC, si sentirà libera di votare Bertinotti anziché Veltroni? E’ utile all’ Italia avere una sinistra rissosa, demagogica e contestatrice che scende nelle piazze a manifestare perché convinta di rappresentare gli interessi di una larga fascia di cittadini? No. Io non aderisco a un simile progetto politico! Non lo condivido e non mi sento motivato a lavorare per far crescere le speranze di Veltroni, anzi, mi batterò affinché vinca il PDL con un ampio margine e che riesca a Governare l’Italia con fermezza e con coraggio. Si. Questo è tempo di avere coraggio per introdurre nella pubblica amministrazione quei cambiamenti radicali che sono indispensabile per far uscire l’Italia dalla depressione economica. Anche il PDL è nato da un atto di coraggio. Si corrono dei rischi, ci si mette in gioco, si mettono in gioco i propri vessilli, le proprie posizioni di potere, persino le proprie amicizie. Anch’ io mi voglio mettere in gioco, rinuncio all’ incarico di Segretario Provinciale di Milano e rinuncio all’ UDC. A tutti quegli amici, che mi hanno aiutato nel duro lavoro di riorganizzazione del partito e che hanno collaborato con me per cambiare una classe dirigente composta prevalentemente da dinosauri della politica, che ne hanno ostacolato in tutti i modi il rinnovamento, chiedo di non sprecare le loro risorse e la loro passione politica per un progetto che non ha futuro, aiutatemi a rafforzare l’area cattolica e di centro all’interno del PDL, una presenza non misurabile dal punto di vista qualitativo ma, non ci sono dubbi, ci sono molti più cattolici nel PDL che nell’UDC. La mia esperienza personale in provincia di Milano è una metafora e al tempo stesso una sineddoche di quello che succede a livello nazionale: a Milano come a Roma, si combatte per fermare il rinnovamento della politica che avanza nonostante tutto. Angelo Scalese Milano, 22/02/2008.
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