| La riforma Moratti |
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ha cambiato la scuola?
La colpa non è dei Ministri che di volta in volta si accingono a riformare la scuola se non si riesce mai a capire il senso che hanno i cambiamenti che ci propongono, (pensiamo al progetto Berlinguer che prevedeva contemporaneamente l’ iscrizione alla prima superiore delle seconde e delle terze medie con un fantasioso meccanismo di estrazione a sorte sostitutivo della promozione), ma nel significato equivoco che assume la parola “riforma”. Anzi è il prefisso “ri” che è poco serio rispetto a molti altri che svolgono un ruolo ben preciso ed inequivocabile. Se infatti viene anteposto alla parola nascere assume il significato (metaforico) di nascere una seconda volta. Basta porlo davanti a muovere che assume ben altra funzione. Se pensiamo a cosa combina davanti a gettare e ferire ci accorgiamo che è un prefisso di cui non ci si può fidare. Limite del linguaggio, dove Wittgenstein si è arreso e dove Aristotele è naufragato tra anfibolie e paralogismi, che assolve ogni Ministro dal dover compiere qualcosa di sensato nel mettere mano alle questioni che riguardano la scuola. Eppure questa sembrava la volta buona. Finalmente prevale il pragmatismo! Messi da parte i grandi pensatori, quelli che sanno di: Piaget, Tyler, Bloom, Gagnè, Skinner, Guilford, Mager ( mi scusino gli altri se non li ho citati ), si ripristina il voto di condotta perché finalmente qualcuno è entrato nelle classi ed ha capito che metà del tempo del docente viene speso per inutili interventi disciplinari. Benissimo! Si sono accorti anche che il docente vigilante in mensa è sprecato. Ma bene! Vuoi vedere che stavolta fanno piazza pulita di tutti quei progetti che hanno ridotto la scuola a livello di oratorio in cui i docenti si improvvisano, senza alcuna abilitazione specifica, esperti di teatro, di informatica, di scacchi, di erboristeria, di cinematografia e così via? Non sembra vero! Finalmente qualcuno ha capito che il tempo che impieghi a studiare gli scacchi ti manca poi per il teorema di Pitagora. Da alcuni anni, infatti, arrivano alle medie ragazzi che sanno tutto sulla riproduzione delle piante perché hanno seguito il progetto “adottiamo un giardino” ma non sanno leggere e scrivere. In questa mia rappresentazione perspicua dei problemi scolastici non può mancare una lamentatio sullo studio delle lingue straniere. Le classi di prima media vengono formate con alunni che hanno studiato, alle elementari, la lingua inglese, altri che hanno studiato il francese, altri lo spagnolo e altri ancora il tedesco. In base a quale criterio? Il criterio della maestra. Ma che criterio è? E’ il criterio che se una maestra ha fatto il corso di 600 ore di tedesco il bimbo impara il tedesco e se lo ha fatto di francese impara il francese. Ma è sicuro che la maestra dopo 600 ore sappia insegnare le lingue e soprattutto è sicuro che l’alunno le impari? Che importa. Tanto poi, quando arriva alle medie, ricomincia tutto daccapo. L’esito? Basta assistere agli esami di terza media: dopo otto anni di studio delle lingue il povero allievo non riesce a mettere due parole in croce in nessuna delle tante lingue studiate. E i genitori sono anche contenti perché i loro figli hanno fatto il bilinguismo e il progetto lingua 2000. Non fatemi tirare in ballo Lenneberg e Chomsky per documentare quanto siano importanti i primi anni di età per l’apprendimento delle lingue, sicuramente non mancano al Ministero quelli che ne conoscono anche di altri, fatemi dire però che non ha senso far insegnare le lingue alle maestre che hanno fatto un semplice corso, quando abbiamo una fila interminabile di laureati in lingue straniere e che hanno anche frequentato il corso di specializzazione biennale (i famosi corsi SISS) che abilita all’insegnamento. Se le lingue venissero studiate seguendo un percorso didattico che va dalla prima elementare alla terza media, dopo otto anni di studio di una lingua, l’esito sarebbe certamente diverso da quello attuale. La lamentatio non è completa se non si mettono in piazza anche i problemi del tempo prolungato. Il tempo prolungato è un servizio? Benissimo ma perché deve essere intermittente? Il lunedì si il martedì no. Abbiamo scoperto che la compresenza nel tempo prolungato è uno spreco di risorse? Utilizziamo queste risorse ed estendiamo il tempo prolungato a tutti i giorni della settimana. Si vuole offrire una opportunità in più a chi non ce la fa? Gli si imponga di frequentare la scuola al pomeriggio visto che in Italia la bocciatura è un tabù e le scuole professionali sono una discriminante sociale. Se in Scienze si studiano gli “oggetti della natura” e in Tecnica gli “oggetti dell’uomo” perché i primi devono essere obbligatori e i secondi facoltativi? Perchè gli insegnanti di Educazione tecnica non possono insegnare anche scienze visto che spesso sono costretti a spiegare prima il fatto scientifico e poi quello tecnico? Perché con il grande bisogno che abbiamo di parlare bene almeno la lingua inglese si riducono le ore obbligatorie di inglese nelle scuole medie? Si possono risolvere questi problemi con una riforma che introduce il criterio delle materie facoltative? (per me questa pareggia con quella di Berlinguer). E con quale criterio si stabiliscono le materie facoltative? Con il criterio della maestra? Non riesco proprio a capire che senso ha una riforma del genere. Forse, per tornare all’inizio, il termine “riformare” sta assumendo nella scuola italiana il significato che ha quando si va a fare la visita per essere arruolati. |
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